Vita da Libraio

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Che significa oggi fare il libraio?

Che significa oggi fare il libraio?

“Che significa oggi fare il libraio? In che cosa ci siamo trasformati? Quando ho iniziato questa strana e folle professione, più di 18 anni fa, ero ancora un ragazzo indeciso tra il diritto, il giornalismo e i libri, la mia vera passione. Allora non sapevo cosa potesse starci dietro, quali ingranaggi segreti sarei andato a scoprire al di là di quegli scaffali. Credendo ci fossero soltanto libri, e scrittori, e storie, e trovando invece anche fatture, conti deposito, condizioni commerciali, ricevute bancarie, scadenze, richiami e rese. Ho imparato che la libreria è un’azienda e come tale deve fare utile, guadagnare, camminare sulle proprie gambe.
Oggi che il mondo è cambiato, che si convive con la crisi, Amazon, le vendite online e Mondazzoli, l’Italian Book Challenge è come fare un salto indietro nel tempo, come sempre quando c’è di mezzo il gioco. Quando con Serena e Ludovica ne abbiamo iniziato a parlare, in un vortice di opionioni sull’asse Lecco/Vigevano/Palermo, nessuno di noi pensava che il risultato sarebbe stato: un coro entusiasta di 185 librai sparsi per tutta l’Italia, una chat collettiva su facebook tra colleghi che ogni giorno si scambiano informazioni, pareri, strategie di promozione, richieste di collaborazione per sapere in quale categoria delle 50 inserire un determinato libro, condivisione di belle e brutte notizie, e perché no anche fatti privati. E ho conosciuto così persone meravigliose prima che colleghi, come le due libraie di cui sopra che con l’incoscienza e l’entusiasmo tipicamente femminili hanno superato di slancio tutti gli ostacoli e i cavilli burocratici. Ma anche Claudio e Sabina di Venezia con la mitica panca rossa, Antonello di Parma con cui spesso ci ritroviamo senza saperlo a consigliare gli stessi libri, Rocco di Torino per definizione grandelibraio, Cristina di Milano e la sua scatolalilla che tutti sognano un giorno di visitare, Carmelo siciliano ma libraio a Roma che si ostina a declinare l’arancina al maschile, e Alberto presidente ALI che si mette in discussione come tutti noi sul perché e sul percome di una scelta o di una critica ricevuta. E che dire delle colleghe siciliane, Angelica e Maria Carmela, Anna (la magia di fare andare d’accordo Palermo e Catania), le due Daniela di Messina e Caltagirone, Teresa e Piero di Trapani: se non è orgoglio siculo questo…
E infine i lettori, i giudici supremi dei nostri sforzi, quelli che se gli hai suggerito il libro giusto non finiscono mai di ringraziarti, te li ritrovi amici per la vita. Loro hanno accolto l’IBC nel modo giusto, come un gioco più che come una gara. Come Cinzia, che ha deciso di partecipare soltanto con libri scritti da donne e anche se ha comprato Purity di Franzen no, non ce lo mette nella scheda. O come Simona, insegnante di liceo che ha la scheda in coppia con il figlio appena adolescente, o Giulia che nei giorni cruciali della gravidanza si fa venire una voglia irrefrenabile di Infinite Jest (categoria 14: un libro di oltre 600 pagine). Poi c’è Monica, cliente affezionata della Libreria Diari di Bordo di Parma, che irrompe in libreria a inaugurare la scheda da noi con Benedizione di Kent Haruf.
Sì, perché l’IBC fa viaggiare, spinge a collezionare timbri di diverse librerie, come quelli su un passaporto, fa leggere libri che di norma non si sarebbero mai letti, generi che mai si sarebbero presi in considerazione. Ma davvero è solo un gioco?
Ah, sto partecipando anch’io, fuori concorso sia chiaro. Ho appena individuato la prossima casella, categoria 36 (libro horror): ho scelto Rosemary’s Baby. Scusate, vado a leggerlo.”

 

Fabrizio Piazza
Libreria Modusvivendi

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Vita di librai di tutta Italia. Qui vi raccontiamo, ogni settimana da una libreria diversa, cosa accade con l’ITALIAN BOOK CHALLENGE.”

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