Vita da Libraio

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L’Italian Book challenge ed il primo anno di vita della libreria Virginia e Co.

L'Italian Book challenge ed il primo anno di vita della libreria Virginia e Co.

Festeggiare il primo compleanno dall’apertura è stata una delle più grandi gioie della mia vita. Ho aspettato molti anni prima di realizzare questo mio sogno, ma finalmente ce l’ho fatta.

E mi sembra di stare in paradiso.

Virginia e Co. è grande poco più di 20 mq – forse dovrei dire è piccola! – ed è la stanza tutta per me, quella di cui parlava Virginia Woolf, mia musa ispiratrice, a cui, infatti, è dedicata la libreria. Le sue parole piovono dallo scaffale più in alto, nel mezzo della stanza, su cui sta appiccicata l’etichetta ‘Virginia Woolf’: domina il territorio, lo irrora di superba scrittura e di magistrale armonia fra stile e contenuto, corrobora le giornate difficili ed esalta quelle buone. Insomma, tiene compagnia come una buona amica.

Ho diviso i libri per grandi famiglie concettuali, in modo da facilitare l’accostamento tra desideri del lettore e opere letterarie o di saggistica: c’è lo scaffale ‘prendiamoci cura di noi’, quello per ‘viaggiare, scoprire’, l’altro per ‘esplorare altri mondi’; poi, però, mi sono detta che ci sono anche le persone a cui piacciono ‘gli scrittori inglesi’ o ‘gli americani’ o ‘la letteratura del nord’, proprio come gli adoratori degli ‘scrittori giapponesi contemporanei’. Alcuni clienti in pensione – da poco o da un millennio – preferiscono la ‘storia’ o la ‘politica’.

Accanto allo scaffale di Virginia (perdonatemi la confidenza, ma ormai è una di famiglia!) c’è quello di ‘critica letteraria’ e appena sotto quello ‘con i libri che parlano di libri o di librerie’, purtroppo al momento ancora poco frequentati – ma non demordo.

C’è un piccolo settore per bambini e ragazzi e un mezzo scaffale – molto in basso – di ‘gialli e thriller’, praticamente mai movimentato da quando ho aperto. Sì, sono una di quelle libraie a cui chiedono un consiglio ma ‘che non sia, per favore, un giallo’.

La ‘letteratura italiana contemporanea’ è ormai arrivata a occupare due scaffali e mezzo, soprattutto grazie alle tante, tantissime cene con l’autrice o con l’autore che ho organizzato fin dal secondo mese di apertura: le tante proposte di presentare libri che ricevo mi hanno spinto a osservare da vicino, con una lente particolarmente severa e attenta, la produzione italiana di questi tempi così complessi e spesso oscuri, inquieti ma anche faciloni, superficiali, grossolani. Scegliere un’autrice (o un autore) da presentare, sulla quale puntare e mettere la faccia non è operazione da farsi con leggerezza, anzi: richiede molto impegno e caratterizza la percezione che da fuori si ha della libreria – e della libraia. E io ci tengo moltissimo alla mia reputazione.

Voglio che chi entra nella stanza senta la possibilità di arrivare in mondi inconsueti, brillanti, profondi, pieni di meraviglie; voglio che veda la porta che si apre sulla bellezza.

Nelle schede delle mie clienti che partecipano all’Italian Book Challenge leggerete nomi di case editrici di medie dimensioni, qualche volta molto piccole, raramente di grandi e grandissimi: tra gli scaffali il nome Mondadori aleggia forse su cinque libri, quattro dei quali sono dei classici.

È una scelta faticosa ma imprescindibile, quella di proporre case editrici come Hacca, o Atlantide (di cui sono libreria fiduciaria), o paginauno (per citarne solo alcune): bisogna leggere i loro libri, e con attenzione, perché spesso i loro autori non sono conosciuti anche se molto validi. Ma anche per 66thand2nd, all’inizio, che fatica: ‘libri di sport? No, grazie’.

Così come per nottetempo, che con quelle copertine così particolari – eleganti, essenziali, ma pure un pochino snob, diciamocelo – scoraggia spesso i lettori meno raffinati eppure affamati di belle storie. Per NNeditore e L’Orma – diventati famosi grazie a due straordinari casi letterari – è più difficile vendere il resto del catalogo, mentre Fazi, lo ammetto, va via come il pane – sarà che pubblica scrittrici e scrittori inglesi che non si trovano altrove e sono la mia passione. Per Iperborea lo sforzo più grande è pronunciare i nomi, ma sia io che i miei clienti ci alleniamo con costanza e con buoni risultati.

Per l’IBC ho stabilito un patto con le mie clienti: voi scegliete i libri e io vi aiuto a trovare la categoria in cui inserirli, così siamo tutti felici. Non ne ho molte, ma sono tutte candidate alla vittoria: sono diventate fameliche e si divertono a vedere il rosso del timbro accanto a una lettura conclusa. Anzi, devo aggiungere che il timbro me l’ha regalato proprio una di loro (prima ne avevo un altro che rendeva poco l’idea della libreria, lo ammetto, ma le spese sono tante e a qualcosa bisogna rinunciare).

Confesso anche che la categoria del ‘libro preferito dalla tua indie libraia’ la lasciamo vuota il più a lungo possibile; quando ci troviamo di fronte a un testo che non riusciamo a mettere da nessuna parte e una certa disperazione passa nei loro occhi, io le rassicuro: ‘Se piace tanto a te, allora diventa anche il mio libro preferito!’ E magari è l’occasione per leggere – e amare – un testo che non conoscevo.

Questa iniziativa, devo dire, dà senso al motivo per cui ho deciso di aprire una libreria: rendere contagiosa la curiosità per i libri, la voglia di scoprire, di lasciarsi trascinare, coinvolgere, ammaliare.

Ci sono solo testi molto belli nelle schede delle mie clienti che partecipano: li abbiamo scelti con molta cura. Insieme.

 

Virginia e Co.

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